Threat feed attivoAggiornato — 03.08.2026 08:58 CET79 dossierMappatura MITRE ATT&CKThreat feed attivoAggiornato — 03.08.2026 08:58 CET79 dossierMappatura MITRE ATT&CK

Truffatori che si spacciano per forze dell'ordine, banche o società di sicurezzamedium

La seconda truffa: chi ti promette di recuperare i soldi che hai già perso

Nel rapporto annuale 2025 dell'Internet Crime Complaint Center dell'FBI le «recovery scams» hanno una sezione dedicata: 10.516 denunce e 1,4 miliardi di dollari di perdite, con oltre metà del danno concentrato dai cinquant'anni in su. È la truffa che arriva dopo la truffa: qualcuno contatta chi ha già perso dei soldi e promette di recuperarli, chiedendo un anticipo. Il 20 luglio 2026 l'FBI ha pubblicato un avviso su truffatori che si spacciano per l'IC3 stesso, anche con video generati con intelligenza artificiale che imitano un dirigente dell'agenzia. La stessa nota dell'FBI avverte che quei 1,4 miliardi possono includere le perdite della truffa originaria: il numero va letto con la sua avvertenza.

Perché torna proprio da chi ha già perso

C'è una logica sgradevole ma perfettamente razionale dietro questa truffa, e conviene enunciarla subito perché è la chiave di tutto il resto.

Chi ha già subito una truffa online è, dal punto di vista di chi le organizza, il contatto migliore che esista. Ha dimostrato di rispondere. Ha dimostrato di essere disposto a trasferire denaro a uno sconosciuto. E in più ha adesso un movente che prima non aveva: vuole indietro i suoi soldi, e con essi la sensazione di non essere stato sciocco.

L'FBI ha una definizione ufficiale per questo, contenuta nell'avviso pubblico del 20 luglio 2026: le re-targeting scams, spesso chiamate truffe del «recupero» o double-dip, sono schemi manipolatori in cui i truffatori prendono di mira persone già frodate — spacciandosi per forze dell'ordine, banche o società di cybersicurezza, promettendo di recuperare il denaro perduto o di rintracciare i ladri originari, al solo scopo di sottrarre altro denaro.

I numeri, con la loro avvertenza

10.516
denunce
recovery scams nel rapporto annuale IC3 2025
1,4 mld $
perdite associate
ma la nota ufficiale chiede cautela sul dato
20.877 mln $
perdite totali 2025
su 1.008.597 denunce complessive

Nel rapporto annuale 2025 dell'Internet Crime Complaint Center — l'ufficio dell'FBI che raccoglie le denunce di reati informatici — le recovery scams hanno una sezione propria, con 10.516 denunce e circa 1,4 miliardi di dollari di perdite.

Qui va fatta subito una precisazione, perché è l'FBI stesso a farla nella nota della tabella: le perdite indicate possono includere anche quelle subite nelle truffe precedenti, cioè quelle che hanno portato la persona a contattare la sedicente società di recupero. Detto altrimenti: 1,4 miliardi non è la cifra sottratta dalla seconda truffa. Chi lo cita senza l'avvertenza sta gonfiando il numero, e lo sta facendo contro l'indicazione esplicita della fonte.

La distribuzione per età è più eloquente della cifra totale. Le fasce dai cinquant'anni in su concentrano la parte maggiore del danno: 2.529 denunce e circa 540 milioni di dollari per gli over 60, 1.706 denunce e circa 298 milioni per la fascia 50-59. Sotto i trent'anni le denunce ci sono ma le perdite crollano.

Il contesto generale aiuta a capire la scala: nel 2025 l'IC3 ha registrato 1.008.597 denunce e 20,877 miliardi di dollari di perdite complessive, con una perdita media di 20.699 dollari. Fra gli over 60 le denunce sono state 201.266 per 7,748 miliardi di dollari, con una perdita media di 38.500 dollari e 12.444 persone che hanno perso più di centomila dollari a testa.

L'avviso del 20 luglio: si spacciano per l'FBI

La parte più recente della storia è anche la più sfacciata. Il 20 luglio 2026 l'IC3 ha pubblicato un avviso su truffatori che si fingono l'IC3 stesso, con due schemi distinti.

Nel primo, finti agenti dell'FBI contattano le persone su Facebook Messenger o Telegram e mandano un link per «aggiornare» una denuncia presentata all'IC3.

Nel secondo — e qui la faccenda diventa istruttiva — circolano video generati con intelligenza artificiale che imitano un dirigente di alto livello dell'agenzia e invitano a presentare denuncia su un sito clonato dell'IC3. Il sito falso ha un modulo a passo singolo che chiede nome, telefono, email, tipo di truffa e perdita stimata: cioè esattamente l'anagrafica di una vittima disposta a parlare, consegnata volontariamente.

  1. 01
    Prima truffa
    la persona perde del denaro
  2. 02
    Contatto
    qualcuno si presenta come polizia, banca o società di sicurezza
  3. 03
    Promessa
    recupereremo i suoi soldi, rintracceremo i responsabili
  4. 04
    Richiesta
    serve un anticipo, una commissione, una tassa da versare prima

Le regole che l'FBI mette per iscritto

L'avviso contiene alcune affermazioni categoriche, e la loro utilità sta proprio nell'essere categoriche: eliminano il margine di dubbio nel momento in cui il dubbio è la vulnerabilità.

L'IC3 non comunica mai direttamente con le persone tramite telefono, email, social network, app di messaggistica, chat o forum pubblici. Se servono ulteriori informazioni, sono dipendenti dell'FBI degli uffici locali o altri agenti a farsi vivi.

L'IC3 non chiede mai un pagamento per recuperare fondi perduti, né indirizza qualcuno verso una società che chieda un pagamento per farlo.

L'IC3 non ha una presenza sui social network. Qualunque profilo o pagina che dichiari di rappresentarlo, o che offra di recuperare denaro, è fraudolento.

Sull'accesso al sito, l'indicazione è operativa: digitare l'indirizzo direttamente nella barra degli indirizzi anziché passare da un motore di ricerca; e se si usa un motore di ricerca, evitare i risultati sponsorizzati, che sono di norma imitatori a pagamento intenzionati a dirottare il traffico.

L'ultima raccomandazione è la più trasferibile, e va oltre le truffe: diffidare dei contenuti online che suscitano un'emozione forte — rabbia, paura, incredulità. Prendersi un momento per verificare che quel che si sta vedendo o sentendo sia vero, prima di rispondere.

Cosa vale in Italia, e cosa no

Va detto con chiarezza: questi numeri sono statunitensi. L'IC3 raccoglie denunce auto-dichiarate, non verificate, in larga maggioranza da residenti negli Stati Uniti. Non esiste un dato italiano equivalente sulle truffe del recupero, e trasferire le percentuali sarebbe scorretto.

Quel che si trasferisce non sono le cifre: è il meccanismo. La struttura psicologica della truffa del recupero non ha nulla di culturalmente specifico. Si regge su tre leve universali — la vergogna di aver perso, la speranza di rimediare, e l'autorevolezza simulata di chi dice di poter aiutare — e funziona identica in qualunque lingua.

Anche il canale è trasferibile: liste di vittime di truffe precedenti circolano e vengono rivendute. Non serve che i truffatori indovinino chi contattare.

Cosa dire a chi ci tiene

Questo è il paragrafo che conviene leggere pensando a una persona precisa, perché è il tipo di truffa che si previene parlandone prima, non dopo.

Nessuna autorità chiede soldi per restituirti dei soldi. È la regola singola più utile: se per recuperare una somma bisogna prima versarne un'altra, è una truffa. Sempre, senza eccezioni che valga la pena considerare.

Il canale giusto lo scegli tu, non chi ti contatta. Se qualcuno si presenta come la tua banca o come la polizia, si chiude e si richiama al numero che si aveva già — quello sulla carta, sul sito ufficiale digitato a mano, sulla rubrica.

La fretta è il sintomo. Le procedure vere non scadono in venti minuti. L'urgenza serve a impedire la verifica, e non ha altre funzioni.

Un video non è una prova. Voce e volto di una persona pubblica sono replicabili in modo convincente. L'autorevolezza dell'aspetto non dice più niente sull'autenticità del messaggio.

Parlarne non è una vergogna, ed è la vera contromisura. La truffa del recupero vive del silenzio della prima: chi non ha raccontato di essere stato truffato è anche chi non ha nessuno con cui verificare la seconda telefonata. Fare in modo che in famiglia raccontare una truffa non costi umiliazione è, letteralmente, un controllo di sicurezza.

Il punto

Chi ti ha trovato la prima volta sa che rispondi. Sa quanto hai perso. E sa che vorresti indietro quei soldi più di qualunque altra cosa.

Non è un attacco alla tua ingenuità. È un attacco alla tua speranza — che è una cosa molto più difficile da difendere.

Altri dossier