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Chi se ne accorge: i numeri italiani sui minori online, e da dove arrivano le segnalazioni
Il 5 maggio 2026 la Polizia Postale ha pubblicato il report annuale sui reati contro i minori online, con i dati 2025 consolidati al 31 dicembre. I numeri: 434 casi di adescamento trattati, 223 di estorsione sessuale, 365 di cyberbullismo. Ma il dato che dice di più sull'infrastruttura di protezione è un altro: su 2.623 casi di pedopornografia trattati, 1.441 procedimenti — il 55% — sono nati da segnalazioni arrivate dall'esterno, in particolare dal centro statunitense che raccoglie le notifiche delle piattaforme. Nello stesso report si segnala la scadenza, il 3 aprile 2026, del regolamento europeo che consentiva alle piattaforme il rilevamento volontario, e la «scopertura normativa» che ne deriva.
Cosa contano davvero questi numeri
Prima dei dati, una premessa che cambia il modo di leggerli. I numeri del report «Tracce digitali, vittime reali», pubblicato il 5 maggio 2026, sono casi trattati dalla Polizia Postale: non sono il numero di vittime, non sono il numero di reati commessi, non sono una stima della diffusione del fenomeno. Sono la misura di quanto è arrivato all'attenzione di chi indaga.
È una distinzione che vale per tutte le statistiche di polizia e che qui pesa più del solito, perché la parte interessante di questo report riguarda proprio come i casi arrivano.
A questi si aggiungono 29 casi di diffusione illecita di immagini con vittime minori. Sul fronte del contrasto alla pedopornografia, il 2025 si chiude con 2.623 casi trattati, 224 arresti, 1.085 denunciati in stato di libertà, 1.039 perquisizioni e 1.309 soggetti identificati; sono stati analizzati 16.609 siti, dei quali 2.876 inseriti in black list.
Una nota di trasparenza sulle cifre: il comunicato della Polizia Postale del 10 gennaio 2026 riportava 2.574 procedimenti e 222 arresti, con dati «consolidati al 21 dicembre»; il report di maggio riporta 2.623 casi e 224 arresti con dati consolidati al 31 dicembre 2025. La differenza è la coda di dieci giorni, non una revisione.
Il numero che spiega come funziona la protezione
Su 2.623 casi trattati, il report indica che «ben 1.441 procedimenti sono scaturiti direttamente da segnalazioni veicolate» dal centro statunitense che raccoglie le notifiche inviate dalle piattaforme.
Il 55% dell'attività investigativa del centro nazionale nasce quindi fuori dall'Italia e fuori dalla polizia: nasce da un rilevamento fatto da una piattaforma, trasmesso a un ente che lo smista alle autorità nazionali competenti.
- 01La piattaformarileva un contenuto o un comportamento nei propri servizi
- 02La segnalazioneviene inoltrata al centro che raccoglie le notifiche e le smista per paese
- 03L'indaginearriva al centro nazionale italiano: nel 2025, il 55% dei procedimenti nasce così
Questo dato ha una conseguenza diretta, ed è il motivo per cui il report la mette in evidenza. Il Regolamento (UE) 2021/1232 — la norma che consentiva ai fornitori di servizi di comunicazione il rilevamento volontario di questi contenuti in deroga alla disciplina sulla riservatezza — è scaduto il 3 aprile 2026. Il report scrive che «la conseguente scopertura normativa determina un significativo indebolimento degli strumenti di prevenzione e contrasto».
Detto in termini pratici: più della metà delle indagini italiane in materia dipende da un'attività che, dopo aprile 2026, non ha più la stessa base giuridica. Non è una previsione, è la lettura che ne dà chi quelle segnalazioni le riceve.
Dove si concentra il rischio, per età
Guardando la ripartizione anagrafica emerge un quadro coerente fra i tre fenomeni. L'adescamento si concentra nella fascia 10-16 anni, con 179 casi fra i 10 e i 13 anni e 238 fra i 14 e i 16: è la fascia in cui un ragazzo ottiene un dispositivo personale e inizia a usare piattaforme dove si parla con sconosciuti — chat di gioco, social, servizi di messaggistica.
L'estorsione sessuale ha una distribuzione molto più spostata: 193 casi su 223 riguardano la fascia 14-17 anni, l'86% del totale. Ha senso: quella dinamica presuppone che sia stato condiviso qualcosa, quindi arriva più tardi.
Il cyberbullismo segue la stessa curva, con 265 casi su 365 nella fascia 14-17.
Il confronto internazionale conferma che non è una specificità italiana. Il rapporto annuale del centro statunitense sui crimini via internet, relativo al 2025, registra oltre 75.000 segnalazioni di estorsione sessuale e oltre 5.700 segnalazioni riguardanti minori inoltrate all'ente che le raccoglie. Fra i denuncianti di 17 anni o meno sono state raccolte 13.168 segnalazioni per 12.988.892 dollari di perdite dichiarate, e la categoria più numerosa è proprio l'estorsione, con 5.151 segnalazioni.
Quello che è cambiato nella legge italiana
Un elemento del report merita di essere conosciuto perché è recente e poco noto: la legge 23 settembre 2025, n. 132 ha introdotto nel codice penale l'articolo 612-quater, «Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale», punita con la reclusione da uno a cinque anni.
È la risposta normativa a una dinamica che riguarda direttamente i minori: la possibilità di generare immagini false ma verosimili a partire da fotografie ordinarie, e di usarle come materiale di ricatto. Fino a quel momento la fattispecie si collocava a fatica dentro norme pensate per contenuti reali.
Cosa può fare concretamente un adulto
La leva del ricatto è la vergogna, e si disinnesca prima. Il momento utile non è quando succede qualcosa: è la conversazione fatta prima, in cui si stabilisce che se qualcosa va storto online la reazione di casa non sarà punitiva. Un ragazzo che teme di più la reazione del genitore che il ricattatore non chiede aiuto — e chi ricatta lo sa e ci conta.
Se il ricatto è già in corso: non pagare, non cancellare, chiedere aiuto. Pagare non chiude la richiesta, la conferma. Cancellare l'account elimina le prove e non elimina la copia che ha l'altro. Le conversazioni e i profili vanno conservati e portati a chi indaga: la segnalazione si può fare al commissariato di Polizia postale del proprio territorio o tramite il portale dedicato della Polizia di Stato.
La segnalazione alla piattaforma non è un gesto simbolico. Il 55% delle indagini nasce esattamente da lì. Il pulsante di segnalazione dentro l'app è, statisticamente, il canale che porta più casi all'attenzione degli investigatori di quanto non faccia qualunque altro percorso.
Ridurre l'esposizione conta più dei controlli. Le impostazioni di riservatezza dei profili, la restrizione su chi può inviare messaggi diretti e la disattivazione della visibilità del profilo per gli sconosciuti agiscono sul punto d'ingresso — il contatto iniziale — invece che sul comportamento del ragazzo, che è la cosa più difficile da sorvegliare e la più facile da spostare su un'altra app.
Sul fronte istituzionale, il report ricorda l'esistenza di 18 centri operativi per la sicurezza cibernetica e 82 sezioni operative sul territorio, e un'attività di prevenzione che nel 2025 ha raggiunto 4.309 scuole, 324.702 studenti, 25.838 docenti e 17.085 genitori.
Cosa non sappiamo
I dati riguardano i casi trattati dalla Specialità, non la prevalenza reale: un aumento dei casi può indicare tanto una crescita del fenomeno quanto una crescita della capacità di rilevarlo, e le due cose non sono distinguibili da questi numeri. Il report non fornisce una scomposizione per piattaforma. I dati statunitensi citati sono auto-segnalati, riguardano solo gli Stati Uniti e non sono trasponibili all'Italia: il documento stesso avverte che l'indicazione dell'età non è obbligatoria per chi segnala, che a ogni segnalazione è associata una sola categoria di reato e che possono esistere segnalazioni duplicate.
Se questo articolo tocca una situazione che vi riguarda da vicino, il tema è delicato: parlarne con una persona di fiducia o con uno specialista è una scelta ragionevole, e possiamo indicare i riferimenti utili su richiesta.