Approfondimento divulgativo — criminalità comune, non gruppi strutturatimedium
Il finto supporto tecnico: come funziona la truffa che entra da una finestra rossa
Compare una finestra rossa che dice che il computer è infetto, con un numero da chiamare. Chi risponde è gentile, competente e ha fretta. In venti minuti ha il controllo remoto del vostro computer, i vostri conti aperti davanti e una spiegazione plausibile per ogni cosa che vi chiede di fare. Secondo l'FBI le truffe di finto supporto tecnico e assistenza clienti sono la seconda voce di perdita fra le vittime over 60. Un approfondimento su come è costruita la truffa, perché funziona anche su persone attente, e cosa dire a un genitore prima che accada.
La scena
Una persona sta leggendo il giornale online. Il computer emette un suono d'allarme e lo schermo si riempie di una finestra rossa a tutta pagina: il vostro computer è stato infettato, non spegnetelo, chiamate immediatamente questo numero. In alto c'è un logo familiare. Il pulsante per chiudere non funziona, o sembra non funzionare.
Chi risponde al telefono è cortese, parla con calma, si presenta con un nome e un codice operatore. Fa qualche domanda tecnica, chiede di aprire un programma per "controllare lo stato del sistema", e mostra righe di testo che scorrono veloci — spesso è semplicemente il visualizzatore eventi di Windows, pieno di avvisi gialli del tutto innocui — spiegando che ognuna di quelle righe è un'infezione. Poi chiede di installare un programma per l'assistenza remota, così può "sistemare tutto da qui".
Da quel momento la persona non è più al comando del proprio computer.
Perché funziona, anche su chi non è ingenuo
La tentazione, leggendo, è pensare che a noi non capiterebbe. Vale la pena resistere, perché la truffa non fa leva sull'ignoranza: fa leva su tre meccanismi che funzionano su chiunque.
- 01Urgenza"non spegnete il computer", "i dati si stanno cancellando adesso"
- 02Autoritàun marchio noto, un numero d'assistenza, un operatore con un codice
- 03Sollievoqualcuno competente si sta occupando del problema al posto vostro
Il terzo è il più sottovalutato. Chi chiama quel numero è già spaventato; la voce dall'altra parte non è percepita come un estraneo ma come un soccorso. E una volta stabilita quella relazione, ogni richiesta successiva — installare un programma, aprire il conto in banca "per verificare che non ci siano addebiti", non parlarne con la banca perché "l'indagine è riservata" — arriva dentro una cornice di fiducia già costruita.
C'è una variante ancora più insidiosa: la truffa non chiede soldi. Chiede di spostarli. L'operatore spiega che il conto è compromesso e che bisogna trasferire i fondi su un conto sicuro, magari fingendo un rimborso sbagliato per generare senso di colpa. La vittima esegue un bonifico con le proprie mani, dal proprio dispositivo, con le proprie credenziali: nessun sistema antifrode vede un'anomalia, perché tecnicamente non ce n'è.
I numeri, per capire la scala
I dati più solidi disponibili pubblicamente vengono dall'Internet Crime Complaint Center dell'FBI, che raccoglie le denunce negli Stati Uniti e pubblica un rapporto annuale.
Due avvertenze doverose. Primo: sono dati statunitensi, riferiti alle denunce ricevute dall'IC3; non esiste un equivalente italiano direttamente comparabile, quindi vanno letti come indicazione della scala del fenomeno, non come una fotografia dell'Italia. Secondo: la cifra sul sommerso è una stima basata su ricerche sulla propensione a denunciare le frodi, non un dato rilevato — e va detto, perché è proprio il tipo di numero che circola perdendo per strada l'etichetta di stima.
Resta il punto qualitativo, quello sì difficile da contestare: le vittime anziane perdono di più, denunciano di meno e nella maggior parte dei casi non recuperano nulla, perché il denaro esce dal circuito bancario in poche ore.
Le tre frasi da ricordare
Se dovete spiegare questa truffa a un genitore, non servono spiegazioni tecniche. Servono tre regole che valgono sempre.
Nessuna azienda seria vi chiama per dirvi che avete un virus. Non Microsoft, non Apple, non il vostro provider, non la banca. Nessuna. Se ricevete una telefonata del genere, la telefonata è il problema.
Un numero che compare su una finestra d'allarme non è un numero di assistenza. È parte del messaggio, e il messaggio è falso. Il numero dell'assistenza si cerca sul sito ufficiale, digitandolo a mano, mai cliccando.
Nessuno che vi aiuta davvero vi chiede di non parlarne con nessuno. La richiesta di riservatezza — "non lo dica in banca", "non ne parli con suo figlio finché non abbiamo finito" — è il segnale più affidabile che esista. Una richiesta legittima sopravvive al fatto che ne parliate con qualcun altro.
Se è già successo
Le prime ore contano più di tutto il resto. Scollegare il dispositivo dalla rete e disinstallare il programma di assistenza remota che è stato fatto installare. Chiamare la banca dai contatti ufficiali — non da un numero fornito durante la telefonata — per bloccare carte e disporre lo storno di eventuali operazioni. Cambiare le password dei conti principali da un altro dispositivo, non da quello compromesso. E denunciare: alla Polizia Postale in Italia, o all'autorità competente nel proprio Paese.
Vale infine la pena dire l'unica cosa che nessun opuscolo scrive mai: cadere in questa truffa non è un segno di ingenuità. È costruita da persone che lo fanno di mestiere, tutti i giorni, migliorando lo copione ogni volta. La vergogna è il motivo per cui la maggior parte delle vittime non ne parla, ed è esattamente ciò su cui i truffatori contano. Parlarne prima che accada, in famiglia, resta la difesa più efficace e la meno costosa di tutte.